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Ritorno nel fiume Ombrone

Invitandomi a scrivere qualcosa sull’ultima esperienza di pesca nel fiume Ombrone, mi è stato suggerito di essere pragmatico e di attenermi ai fatti. Parole testuali: “Fai meno il filosofo e magari descrivici la lenza”. Anche se la filosofia è tutta un’altra disciplina che non c’entra nulla con la pesca in acqua dolce, non posso parlare di fiume Ombrone senza esserne emotivamente coinvolto. E’ un po’ come parlare del primo amore. Come si fa a dimenticare le innumerevoli battute di pesca in acqua dolce, che si sono susseguite dagli anni ’60 fino a a circa dieci anni fa, quando, trovando un fiume pieno di pesci gatto e clarias, non ci siamo a malincuore più tornati. Purtroppo i pesci gatto sono una minaccia per molti fiumi come già affrontato in questo articolo. Oggi, un po’ per esclusione (di fiumi pescabili in Toscana non ne sono rimasti poi tanti), un po’ per curiosità e per capriccio, abbiamo deciso di riprovarci. Con me un mio caro amico, con cui in passato abbiamo battuto il fiume in lungo e largo, in tutte le stagioni e con le esche più disparate. Dalla Befa al Parco dell’Uccellina, passando per Bocca di Merse, Piano delle Vigne, Monte Antico, Paganico, Campagnatico, Poggi del Sasso, Marrucheti, Istia e Ponte di Mussolini. Come scordarsi le innumerevoli e straordinarie giornate trascorse e come non portare dentro la magia e la bellezza dei paesaggi, che solo un fiume come l’Ombrone sa regalare. Dunque, un po’ per ritrovare vecchi ricordi, un po’ per accertarsi se il fiume Ombrone è ancora pieno di gatti, io e l’amico Giovanni, con due chilogrammi di bigattini a testa, ci siamo diretti verso la zona di Campagnatico, complice una splendida giornata primaverile. Al ponte dopo il paese l’acqua era inspiegabilmente torbissima. Siamo allora risaliti nella zona di Monte Antico, non scartando l’idea di proseguire fino al Pian delle Vigne.

Pesca in acqua dolce nel fiume Ombrone

Alla stazione di Monte Antico, pesca in acqua dolce in un fiume apparentemente “morto”

A Monte Antico dietro la stazione ferroviaria, nel tratto di fiume tra i due ponti, il fiume Ombrone era straordinario: acqua chiara, verde e pulita. Le recenti piene hanno modificato notevolmente il corso del fiume, ampliandone il letto e creando ampie spiagge a delimitare lame di acqua, che corrono veloci all’inizio per poi farsi lente e profonde fino a stringersi di nuovo e perdersi tra i sassi dei fine corrente. Il fiume Ombrone era piuttosto alto, ma la pesca non era un problema. La cosa che ci ha colpito prima ancora che facessimo le prime passate, è stata la totale immobilità del fiume: non una bollata, non uno schizzo, non un cerchio che ci facessero pensare a qualche pesce in movimento. Dopo una mezz’oretta che pescavamo a vuoto, Giovanni ha enfatizzato:” Mi sembra di pescare in un fiume morto”. Mai esclamazione sarebbe stata più appropriata. Abbiamo provato a spostarci cercando altre tipologie di corrente, ma di abboccate neppure l’ombra. Tutto era immobile.  Da qui la decisione di cambiare posto allontanandoci quanto più è possibile da quella zona.

La Steccaia ed un tratto del fiume Ombrone scomparso e ritrovato

Prossimo tratto: Steccaia/Ponte Tura subito a valle della diga omonima, dove siamo arrivati che già erano le 12, 30. La prima sorpresa è stata quella di trovare il fiume totalmente cambiato, a causa dei lavori per la messa in sicurezza della riva destra. I posti di un tempo, ricchi di vegetazione, di spiaggette e di correntine, erano spariti. Rimaneva solo un’ampia distesa di acqua che rotolava  a valle, lambendo a sinistra una scarpata inaccessibile e a destra una enorme massicciata. Non mi sono stupito più di tanto quando ho pensato che dall’ultima volta erano passati più di 10 anni. L’acqua era alta e piuttosto “coperta” di un colore tendente al biancastro, tipico dell’acqua di neve, al limite della pescabilità. Alcuni pescatori stavano insidiando le cheppie con i rotanti, ma senza alcun risultato. Per loro l’acqua era ancora troppo fredda. In quella situazione non era facile trovare posti giusti. Vista anche l’ora, ci siamo adattati scandagliando le correnti subito sotto la diga privilegiando i punti sotto riva, sia pur con una certa difficoltà dovuta alla forza della corrente. Il fondale era basso un po’ dovunque, non più di 50/60 cm. La fiducia era ai minimi storici. Ne era una dimostrazione palese il fatto di utilizzare la stessa lenza del mattino con un galleggiante a pera rovesciata di 1 gr e 1/2 , torpille di 1 gr. e spallinata del n. 11 sul finale dello 0,12, amo n.20.  Una montatura decisamente poco adatta alla pesca di acqua dolce, laddove sarebbe occorso una lenza più morbida e fluttuante e, dato il pochissimo fondo, sicuramente un po’ più leggera. A maggior ragione anche perchè mi sono messo a pescare in un punto dove una leggera insenatura rallentava notevolmente la corrente.

pesca in acqua dolce nel fiume Ombrone



Barbi Spagnoli e grossi cavedani

Nonostante tradissi ogni più elementare tecnica di pesca di acqua dolce,  alla terza razzolata ho visto il galleggiante che, senza affondare (l’esca poggiava sul fondo), ha aumentato la velocità. Ho pensato subito ad un pescetto, ma subito dopo la ferrata una brusca resistenza con la conseguente partenza verso la riva opposta, mi ha fatto capire che sarebbe stato un pesce di tutto rispetto. Le testate verso il fondo erano inconfondibili, una breve lotta  ed è sortito un barbo spagnolo sul mezzo chilo. Da non credere. Non avevo con me nè nassa, nè guadino e mi sono dovuto organizzare tornando a riva. Con gli attrezzi giusti e con una lenza più consona (galleggiante di 0.75 gr e piombatura a scalare distribuita sul finale) ho raggiunto nuovamente il punto di pesca non senza qualche difficoltà a causa della nassa che faceva resistenza all’acqua e tendeva a trascinarmi a valle. A quel barbo ne è seguito subito un altro. Poi è stata la volta di tre grossi cavedani. Non era comunque una passata facile a causa  di numerosi ostacoli sommersi che rappresentavano un pericolo costante per le lenza e un appiglio sicuro per i pesci.  Ma nemmeno il tempo di pensarci, che in rapida sequenza mi sono partiti due enormi pesci che una volta ferrati sono riuscito a trattenere solo per qualche minuto e mi hanno strappato il finale. La forza che sprigionavano era bestiale, in certi momenti pensavo che si spezzasse la mia Colmic Fiume x 180 tanto era piegata. Nè potevo giocare troppo sulla frizione perchè cercavo di tenerli a debita distanza dalle protezioni e dai rami sommersi. Ho cambiato il finale mettendo uno 0,14, l’acqua lo consentiva. Nel giro di un’altra ora ho preso altri 3 o 4 barbi, qualche cavedano di taglia minore e, ahimè un piccolo clarius.  Il mio amico stava “lavorando” sulla sponda opposta con risultati meno brillanti, ma sempre con qualche buon pesce. Poi di colpo i pesci si sono fermati del tutto. Dopo un po’ anche noi abbiamo deciso che era l’ora di staccare….il sole stava calando e una luce particolare tingeva la Maremma del suo tipico color tramonto.

Barbi e cavedani nel fiume Ombrone

 

A proposito di Spagna, guardate cosa ci riservano le foci iberiche in questo articolo in pesca di acqua dolce sulla pesca a bolognese in foce.

Claudio Guarducci

2 commenti

  1. buongiorno mi chiamo marco e vivo a roma, vorrei sapere se per pescare in questo tratto e’ sufficiente la solo licenza di pesca cat. b o se occorono permessi particolari. Inoltre ci sono dei divieti o regolamentazioni particolari circa le catture e i periodi di pesca.

    La ringrazio per la sua competenza e pazienza

  2. Ciao e complimenti. Dopo tanti anni tra un mesetto ritornerò sull ombrone abbandonando per un fine settimana la mia amata Nera e e vorrei sapere come arrivare alle cascate della staccata.Per fare una bella passatina ai barbi.Mi puoi aiutare?
    Grazie
    Gianpaolo

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