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Barbo gigante nel Tevere
Barbo gigante nel Tevere

Barbi giganti nel fiume Tevere

Sistemi di pesca ai barbi ed esche a confronto. Ma soprattutto la conferma della mutazione radicale della fauna in un fiume.

Il mese di luglio io e l’amico Fabio ci ha visto protagonisti di quattro giorni di pesca nel Tevere: destinazione Pretola dove esistono tratti di fiume molto belli, ma un po’ per comodità (macchina vicina e all’ombra), un po’ per i buoni risultati conseguiti in passate esperienze, finiamo sempre per frequentare i soliti spot. Nelle quattro giornate di pesca: il 3, il 12, il 23 e il 31 luglio, abbiamo potuto ricavare alcuni elementi comparativi piuttosto significativi per formulare giudizi sulle potenzialità di quel tratto di fiume, in particolare riguardo alle esche usate ed alla tipologia dei pesci.I barbi. Sarebbe utile confrontare questi elementi con esperienze di altri pescatori, in modo da avere un quadro più esaustivo possibile di un fiume (e non è il solo) che ha cambiato rapidamente e sta ancora cambiando le sue peculiarità.

Barbo gigante del Tevere

Barbo gigante del Tevere

Barbi europei

Le prime tre volte abbiamo trovato condizioni del fiume ottimali: acqua chiara ed ossigenata, livello del fiume buono senza significativi sbalzi di livello durante il giorno. Il quarto giorno il fiume era torbido con continui e significativi alzamenti di livello. Inoltre, il gran caldo ci ha fatto soffrire un po’, senza però incidere sull’attività dei pesci. Il 3 luglio il pesce sembrava non esistere e le catture sono state misere. Ci siamo accorti a fine giornata che i pesci erano in frega e presidiavano in gran numero, mollaie, cali di corrente e soprattutto le basse correntine, offrendo uno spettacolo di grande attrattiva. I due giorni centrali sono stati abbastanza simili con buone catture per il 90% di barbi europei. L’ultimo giorno le condizioni dell’acqua ci hanno un po’ penalizzato, tuttavia un po’ di barbi li abbiamo presi.



Tre esche a confronto: Pellet, mais e bigattini

Il mio amico Fabio, forte dell’esperienza acquisita in frequenti pescate in Elsa, ha pensato di utilizzare come esche il pellet e in alternativa il formaggio, ora usando l’anellino elastico, ora con una pallina ricavata dalla manipolazione del pellet morbido. La mia poca dimestichezza in materia mi impedisce di fornire elementi tecnici ulteriori.

Io, più prosaico e certamente meno esperto nell’uso del pellet, che ritengo un’esca poco adatta al mio sistema di pesca alla passata che predilige acque piuttosto mosse, ho ripiegato su esche più collaudate come i bigatti e il mais, Per due volte ho iniziato la pesca con due chili di bachi fin al loro esaurimento, per poi cambiare spot ed utilizzare il mais. La quarta volta complice l’acqua piuttosto torbida mi sono convertito, gioco forza, al pellet.

Tuttavia ritengo ci siano elementi per un raffronto fra le esche. Innanzi tutto nessuna di queste garantisce una perfetta selezione delle catture. La massiccia presenza di barbi europei a fronte della sensibile diminuzione delle altre specie, fa sì che le abboccate riguardino per la quasi totalità i primi.

Il Pellet

Barbi pescati con il pellet

Barbi pescati con il pellet

Con il pellet il mio amico, a parte la prima volta dove i pesci non mangiavano, ha sempre preso la sua buone dose di barbi: ora pescando in corrente ora in mollaia. Ha utilizzato ora la roubaisienne con lenze leggere, ora canne da fondo con un piombo di 4/5 grammi. Come ho detto prima, alternando il cilindro di pellet di 4 mm. con l’anellino, alla pallina di pellet morbido trasformato in pasta. La taglia dei barbi è stata quasi sempre modesta con esemplari più grossi che non superavano mai il mezzo chilo. Qualche volta è capitato che ha rotto la lenza, ma è anche vero che ha usato quasi sempre uno 0,10. Nei momenti di svogliatezza del pesce, ha innescato il pezzettino di edamer, ma senza grandi indicazioni. Purtroppo, la sua cocciuta teoria di non voler pasturare per paura di attirare altri pesci quali carassi o addirittura siluri, secondo me, impedisce di avere una visione completa delle potenzialità del pellet. Né del resto saprei come e con che cosa pasturare.



I Bigattini

Con i bigattini invece ho avuto risultati senz’altro diversi e per certi versi migliori. Questo, in massima parte, grazie alla scarsa presenza della minutaglia, in primis le alborelle. Il 12 pescando con uno 0.75, filo dello 0.12 e amo del 20 presi molti barbi alcuni anche di buona taglia. Inoltre vidi anche alcuni timidi piccoli cavedani.

Il 23 cambiando spot feci ancora meglio con una quarantina di barbi di media taglia, uno che sicuramente era oltre i due chilogrammi e due grossi cavedani. Inoltre, ebbi la ferale conferma della presenza dei siluri agganciandone uno che non era neppure piccolo. Della presenza dei siluri me ne ero già accorto quando, dopo aver lanciato i bigatti con la fionda, alcune volte vedevo strani movimenti e l’acqua sembra ora ribollire ora creare dei vortici. Quando si verificava ciò per un buon quarto d’ora i pesci sembravano svaniti. In quello spot dove già in passato avevo preso grossi barbi ho utilizzato una bolognese di 6 metri, con madre lenza dello 0.18 e finale dello 0.14, galleggiante dello 0,75 e amo del n. 20.

Il 31 con l’acqua torbida l’unica esca proponibile è stata il pellet. I bigatti erano letteralmente attaccati dalle alborelle ed il mais non funzionava.

Il mais

Il mais l’ho impiegato il pomeriggio a bigatti esauriti, pescando quasi sempre in mollaie ed in correnti lente, senza grande pasturazione, ma solo qualche chicco ogni tanto. In questi casi la specie dei pesci erano più varie con qualche cavedano, un paio di carpette sul kg, qualche carassio e gli immancabili barbi. Inoltre, come ho accennato poco sopra, questa è un’esca che trova la sua migliore espressione in acque piuttosto chiare.

Fiume radicalmente cambiato nelle sue specie ittiche

Un po’ di anni fa avevamo constatato, con l’immissione e il rapido ambientamento dei barbi europei, un primo cambiamento che, tuttavia veniva accettato dai pescatori in maniera favorevole, soprattutto quando esibivamo nasse colme di grossi cavedani e bei barbi, anche se quest’ultimi, non erano giunti alla dimensioni di oggi. Poi è venuta l’immissione immotivata dei siluri e la conseguente sensibile diminuzione dei cavedani e forse di altre specie di pesci. Da tre anni a questa parte le abboccate di cavedani si contano sulla punta delle dita e guarda caso sono venute le prime catture di siluri.

Siluri nel tevere

Siluri nel tevere

Opinioni

Ora ci sono varie correnti di pensiero, c’è chi asserisce che la scarsità dei cavedani non sia da collegarsi con la presenza sei siluri, ma piuttosto con le mutazioni che periodicamente subisce la fauna di un fiume, tanto da trovare con il passare degli anni un equilibrio naturale. C’è, chi come me, ritiene la presenza dei siluri una sorta di flagello tanto da aver contribuito alla quasi sparizione di molte specie di pesci e in special modo dei cavedani. Ed ignoro se tra vari anni ci sarà un equilibrio naturale. Fatto sta che in fiumi come l’Arno e certi punti del Serchio basso non è possibile prendere un cavedano di medie dimensioni. Quella taglia per intendersi che contribuiva a rallegrare le nostre nasse. Adesso è la volta del Tevere.

A questo punto sono graditi riscontri, conferme o smentite a quanto scritto.

Merlotto

Appassionato di pesca fin da bambino, grazie al padre con cui tutt'oggi condivide esperienze di pesca emozionanti. La pesca alla passata è la tecnica che lo ha fatto innamorare di questa passione, praticandola nei fiumi della Toscana, regione in cui è nato e tutt'ora vive.

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